Giovanni Oberto

Don Giovanni Oberto, parroco dal 1985 al 1995

7 settembre 1985: è la volta di un dinamico ed affettuoso sacerdote che risponde al nome di don Giovanni Obertodon Giovanni Oberto. Egli assume l’incarico di Parroco dopo la partenza dell’amato don Modesto Sibona.

Don Modesto, ed il primo parroco don Angelo Bertuzzo, avevano pensato quasi esclusivamente alla vita spirituale dei parrocchiani ed a trovare soluzioni per… saldare i piccoli debiti ancora esistenti dalla costruzione della nuova Chiesa.

Don Oberto, che chiameremo familiarmente don John, così come l’avevano subito battezzato tutti i parrocchiani, dedicò la sua opera, ovviamente senza posporre  i compiti specifici di ogni pastore d’anime, soprattutto al miglioramento  strutturale della Chiesa al fine di renderla sempre più accogliente e funzionale..

Diciamo subito che mentre i suoi predecessori furono dei parroci nel vero senso della parola, Don John era il parroco, ma soprattutto era anche l’amico.

Egli non accettò l’idea di continuare a lungo come ospite all’Istituto dei Padri Giuseppini come fecero don Angelo e don Modesto, fin dal momento della loro venuta. Decise quindi di voler abitare al più presto nella sua Chiesa che però… aveva di una casa parrocchiale non ancora disponibile in quanto la stessa era da completare.

Scoprì il principio che, per avere disponibilità finanziaria occorre fare le cose in modo che i fedeli le vedano e siano portati a contribuire,  sia pure nei limiti delle loro possibilità. Con il suo spirito trascinatore e coinvolgente si circondò di un nucleo di persone che, oltre ad aiutarlo nei compiti inerenti la parte religiosa, sociale ed assistenziale della parrocchia,  erano disponibili a dare una mano nelle opere pratiche di arricchimento della Chiesa. E lui iniziò, proprio come prima opera, il completamento della casa parrocchiale. Ottenne a titolo di prestito dalle famiglie più vicine alla Chiesa, la somma necessaria per la sua ultimazione. Furono costruiti i muri divisori, gli impianti idrici, elettrici, i serramenti, la pavimentazione, i mobili, sì da completare, in poco meno di tre anni, tutto quanto era indispensabile in una vera casa. Vennero così ultimati i due piani abitabili e l’interrato, consistenti in ben otto spaziose camere ed alcune salette, unitamente a cinque servizi, oltre al completamento delle attrezzature, sia pure provvisorie ma essenziali, del grande salone sottochiesa. Piccolo particolare: la somma ottenuta in prestito dai generosi offerenti, fu dagli stessi in gran parte omaggiata alla comunità. La canonica divenne così il punto di ritrovo e d’aggregazione dei diversi gruppi parrocchiali che qui iniziarono a programmare e organizzare le opere, gli interventi e tante altre cose, in un ambiente accogliente ed attrezzato per  le attività della vita parrocchiale che tutti conosciamo.

Contemporaneamente fu costruita, con la collaborazione anche del Comune, la rampa d’accesso per i disabili.

Non possiamo dimenticare una delle opere meno appariscenti ma ritenuta indispensabile dal parroco: la coibentazione termica del tetto e delle pareti al fine di limitare i notevoli disagi che si evidenziavano a causa della calura estiva e del freddo invernale.

Un’opera che invece balza alla vista di tutti i visitatori, è stato l’inizio della realizzazione delle artistiche vetrate, messe in opera dagli anni 1989 in poi. Partendo dai vetri dei due portali, proseguendo poi con la grande croce figurativa al fondo della chiesa, alle grandi vetrate che le fanno da corona…e, lasciando ai suoi successori, il compito di completarle così come le vediamo oggi.

Tutta quest’opera è nata grazie all’arte figurativa del confratello pinerolese Don Livio Chiriotti, ormai da anni missionario in Messico, che ha voluto dedicare alla sua città un perenne suo ricordo.

Il clou delle modifiche all’interno della chiesa è stato però quello del nuovo presbiterio. Don John ricevette in dono dalla Madre direttrice dell’Istituto Maria Immacolata della nostra città, un enorme cedro del Libano, cresciuto nel parco dell’Istituto stesso, che era seccato. Il prezzo pattuito fu… quello di abbatterlo e portarlo via. Con l’aiuto dei numerosi volontari, il compito fu eseguito e tutto il legname, opportunamente tagliato, venne utilizzato per la costruzione dell’intero arredamento del presbiterio definitivo. Furono ammodernati l’impianto elettrico, quello microfonico e installata una nuova pavimentazione di legno. Nella parte interrata della radice del cedro, opportunamente adattata, venne incastonato il tabernacolo, e questa divenne un’originale opera scolpita… dalla natura.

Fu invece il parrocchiano/scultore Giuseppe Sacchetti che si cimentò, per oltre due anni, nell’opera di modellare con il suo scalpello dei soggetti sacri iniziando dal cero pasquale, prima opera eseguita come saggio, e benedetta dall’allora Vescovo Mons. Pietro Giachetti. Scolpì in seguito il monumentale altare,  raffigurante l’ultima cena, passò quindi all’ambone…e costruì, via via, tutto quanto possiamo ammirare sull’attuale presbiterio: i sedioni della sede, le panche per i chierichetti, le colonne per le statue…

Chi oggi si reca alla Canonica non può ignorare la bellezza di quel viale alberato sotto il quale deve passare. E’ anche questa una realizzazione voluta fermamente da don John e cresciuta… autonomamente negli anni!

Don John come parroco? Persona veramente capace che si è sempre interessato amorevolmente dei parrocchiani in difficoltà o con problemi da risolvere… E’ stato lui che ha voluto, nei primissimi tempi dall’istituzione conciliare, i ministri straordinari della comunione, esattamente nel 1986, ben 26 anni fa! Lui si è fatto promotore e trascinatore della Corale, nata all’inizio della sua presenza come parroco. Ancora oggi, annualmente, i componenti la cantoria si recano al Santuario di San Marco, nei pressi di Castelletto di Busca nel saluzzese, santuario di cui don John è rettore, per solennizzare localmente una funzione religiosa.

L’amicizia che questo parroco ci ha dato è ricordata da tutti con spirito veramente gioviale e amichevole, memore anche delle belle tavolate che, in svariati momenti dell’anno, si tenevano in parrocchia… ed anche in molte case private, di amici.

Ci risulta che, ancora oggi, don John non disdegni un invito a pranzo dai suoi ex per fare quattro chiacchiere in amicizia, ricordando gli anni che ha trascorso tra di noi; non intervenga per festeggiare un avvenimento eccezionale, o all’estremo saluto, di persone, e sono tante, che lui ha conosciuto in quei 10 anni e che tutti abbiamo incasellato, con estremo piacere, tra i nostri ricordi più belli e indimenticabili.

 

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